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“Arazzo della Benedizione” o Madonna del Divino Amore (Madonna con Gesù Bambino, Sant’Anna e San Giovannino), ante 1538


Manifattura di Bruxelles

Su cartone di Lambert Lombard, pittore al servizio di Erard de la Marck, cardinale di Liegi e committente dell’arazzo. Il cartone di Lombard deriva dall’incisione di Marcantonio Raimondi che riproduce con alcune varianti la tavola di Raffaello Sanzio Madonna del Divino Amore conservata al Museo Nazionale di Capodimonte (Napoli).

Breve descrizione dell’intervento

L’arazzo Madonna del Divino Amore si caratterizza per peculiarità tecniche e materiche di altissimo livello, tali da confermare l’ambito di eccellenza in cui è stato realizzato.

Dal punto di vista dell’integrità materica e visiva, l’arazzo presentava intatto il gruppo sacro, mentre lacune di notevole entità interessavano le bordure ai quattro angoli e le cimose verticali.

Una particolare criticità conservativa, ed insieme estetica, era rappresentata da diffuse macchie scure presenti sugli incarnati, originate dai depositi di polvere presenti all’interno dei piccoli fori nella tessitura, provocati da pregresso attacco di tarme. La risoluzione di questo problema è avvenuta grazie al trattamento puntuale dei depositi mediante pulitura LASER, con il raggiungimento di risultati gratificanti per il recupero dei corretti valori cromatici degli incarnati.

L’integrità materica e visiva dell’arazzo, unite alla consapevolezza di operare su un capolavoro assoluto dell’arte della tessitura, ha condotto a adottare in fase di consolidamento il metodo conservativo, nel totale rispetto dell’originalità del manufatto e della reversibilità dell’intervento.

Il metodo conservativo, basato sul consolidamento ad ago mediante punti di fermatura su un tessuto di supporto applicato sul retro dell’arazzo, ha permesso la stabilizzazione dei numerosi degradi della tessitura, senza l’integrazione delle parti perdute.

Si è infatti esclusa la possibilità di intervenire con il metodo integrativo per il ripristino delle estese lacune localizzate ai quattro angoli delle bordure e lungo le cimose verticali che, ripiegate al di sotto della fodera non originale, sono state recuperate su entrambi i lati, scegliendo di presentarle nel loro stato frammentario e nel pieno rispetto dell’originalità dell’opera. Infine, per la futura protezione delle parti più fragili dell’arazzo, le cimose verticali in stato frammentario sono state protette con l’applicazione di un tulle di colore neutro.