Mummia proveniente dalla necropoli nord di Gebelein (Alto Egitto)
Antico Regno, IV Dinastia (2600-2400 a.C.)
Breve descrizione dell’intervento
Il corpo umano mummificato si presenta in posizione rannicchiata con gli arti bendati e i particolari del volto (sopracciglia, occhi e naso) dipinti sulle bende. Obiettivo ambizioso del restauro, oltre alla restituzione al pubblico di un reperto di grande valore documentario, è stato rispondere sia alle necessità di conservazione dei materiali originari che al tema del rispetto etico del corpo umano mummificato.
La mummia, infatti, rappresenta una rarità per lo stato di conservazione della sua complessa stratigrafia tessile e per i reperti di notevole valore documentario giunti dal suo corredo funebre. Tutte le scelte di restauro, dalla pulitura al consolidamento, hanno richiesto una riflessione sul minimo intervento inteso come valutazione critica dei metodi meno invasivi, nel pieno rispetto dei materiali organici da mantenere e preservare dai futuri degradi. Grazie alla sinergia di due metodi (quello tradizionale mediante microaspirazione combinato alla metodologia LASER) l’intervento di pulitura ha permesso la rimozione controllata dei depositi che rendevano illeggibili i particolari del volto dipinti sulle bende. Le successive fasi hanno imposto una riflessione metodologica sul minimo intervento inteso come scelta critica delle modalità meno invasive, nel pieno rispetto dei materiali archeologici da mantenere nello stato in cui giungono. Tutto il consolidamento tessile si è quindi basato sulla possibilità di contenere e stabilizzare i degradi grazie alla copertura delle aree lacunose e in stato di fragilità con un velo di seta trasparente e appositamente tinto in armonia con il colore del lino antico.
Infine, la giornata di studi “Conservare e restaurare resti umani. Un reperto egizio del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino” organizzata nel settembre 2024 presso l’Accademia delle Scienze di Torino, ha rappresentato l’occasione di restituire il percorso affascinante di conoscenza storica e biologica del reperto e, non in ultimo, il pensiero collettivo alla base del protocollo che ha guidato l’intervento di restauro: restauratori, archeologi, antropologi, medici e diagnostici hanno lavorato in sinergia sviluppando un approccio critico che ha dedicato particolare attenzione alle questioni etiche legate alla movimentazione, alla conservazione e all’esposizione dei resti umani. Il restauro ha così unito all’aspetto conoscitivo e di conservazione dei materiali un approccio etico basato sul rispetto del corpo umano mummificato, riconosciuto come testimonianza tanto materiale quanto simbolica dell’ampio sistema di relazioni e valori dell’Antico Egitto.
Bibliografia
E. Fiore Marochetti, R. Boano, B. Demarchi, C. Spiteri, A. Sciatti, C. Pennacini, R. Genta, A. Piccirillo, C. Oliva, G. Mangiapane, Le testimonianze biologiche umane antiche del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino. Un dialogo multidisciplinare tra tutela, ricerca e nuove forme di fruibilità, in V. Acconcia, P.F. Rossi (a cura di), A un anno dalle Linee Guida per il Trattamento dei Resti Umani, Roma 5 luglio 2023, in “Bollettino di Archeologia Online – BAO”, Supplemento 2, 2024, Anno XV. DOI: 10.60978/BAO_XV_Suppl_02_03
R. Boano, E. Fiore Marochetti.,G. Mangiapane, M.W. Dee, R. Genta, F. Zenucchini, A. Piccirillo, B. Demarchi, Funerary practices in Old Kingdom Egypt revealed through a cross-disciplinary study of a mummy with painted bandages from Gebelein (Upper Egypt), in “Archaeological and Anthropological Sciences”, in corso di stampa.
























