Ultima cena, 1618
Giulio Cesare Procaccini
Breve descrizione degli interventi
Il dipinto era stato rimosso d’urgenza dalla controfacciata della chiesa genovese perché si era verificato un pericoloso distacco della tela di foderatura: è arrivato al Centro nel 2014 e ha lasciato i laboratori a fine 2017 per essere esposto alle Gallerie d’Italia di Milano nella mostra “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri”.
L’intervento è stato affidato al Centro dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Genova ed è stato condotto in sinergia con l’Università di Torino e grazie al sostegno di Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo e della stessa Soprintendenza genovese.
La grande tela (8.55 x 4.90 metri) fu commissionata intorno al 1618 da Padre Gerolamo da Nervi per il refettorio del convento francescano adiacente alla basilica della Santissima Annunziata del Vastato di Genova, dove rimase fino al 1686 quando, per adeguamenti decorativi della chiesa, venne trasferita in controfacciata e inserita in una nicchia dal formato centinato. A pochi anni dall’esecuzione la tela subì dunque importanti modifiche, il formato passò da rettangolare a una forma centinata, con ampliamenti lungo tutti e quattro i margini. La porzione aggiunta nel 1686 integra la raffigurazione con elementi architettonici che non si inseriscono con continuità rispetto alla scena originale.
L’opera è stata interessata nel corso dei secoli da diversi interventi strutturali, quali foderature e tensionamenti, ed è giunta a noi con una foderatura sintetica e un telaio in alluminio a “espansione automatica” (Rigamonti) riconducibili all’intervento condotto nel 1990-92.
L’intervento sul dipinto e le analisi conoscitive condotte hanno permesso di studiare la tecnica pittorica e di ripercorrere l’iter esecutivo, con i numerosi cambiamenti compositivi che caratterizzano il processo creativo tipico di questo artista.
Le problematiche di maggior rilievo erano a carico del supporto che presentava numerosi distacchi dalla fodera di sostegno. Nonostante il recente restauro (1990-92), la tela mostrava nuovamente numerose deformazioni e vistosi distacchi tanto da avere l’angolo superiore destro completamente sfoderato e ripiegato verso il basso.
Affrontare un intervento di restauro su un dipinto di grandi dimensioni rende complessa la gestione di ogni operazione, anche la semplice documentazione fotografica. In questo caso è stato necessario definire puntualmente la successione operativa di tutte le fasi e prevedere materiali e attrezzature necessarie, coinvolgendo molti restauratori in un grande lavoro di squadra.
Il lungo intervento di restauro (2014-2017) ha interessato l’opera sia per gli aspetti strutturali (con operazioni di sfoderatura e rimozione dell’adesivo, risanamento strutturale, nuova foderatura e nuovo tensionamento costante e controllato), sia per la restituzione estetica (attraverso gli interventi di pulitura, stuccatura, integrazione cromatica e verniciatura).
Il necessario confronto con interventi e prodotti impiegati in tempi relativamente recenti ha rappresentato un’occasione preziosa per valutare l’efficacia dei materiali e delle metodologie di restauro contemporanee, studiarne gli effetti e mettere a punto soluzioni per una opportuna rimozione.



























