Lo studio e la conservazione dei manufatti lignei, e in particolar modo degli arredi, rappresenta uno dei settori di peculiare specializzazione del Centro.

Il laboratorio ha maturato nel corso degli anni una specifica competenza nello studio e restauro dell’ebanisteria piemontese e opera costantemente in attività per le Residenze Sabaude e nei progetti di conservazione preventiva.

Negli ultimi anni lo staff del laboratorio ha supportato gli studi che si sono effettuati sugli ebanisti e scultori della corte sabauda del Settecento, come Pietro Piffetti, Luigi Prinotto e Giuseppe Maria Bonzanigo, dei quali sono stati studiati e restaurati i principali capolavori in occasione di mostre e progetti di ricerca.

Particolari linee di studio sono dedicate alle metodologie di pulitura delle opere lignee dorate, policrome e di ebanisteria e allo studio e conservazione di manufatti orientali in lacca.

Gli ampi spazi del laboratorio sono dotati di una falegnameria e di un’area dedicata al trattamento delle opere interessate da attacchi biologici, dove sono ospitati i manufatti che necessitano di un trattamento biocida o di disinfestazione.

Direttore dei laboratori
Michela Cardinali

Vice direttore dei laboratori
Roberta Genta

Responsabile della progettazione
Daniela Russo

Coordinatore
Paolo Luciani

Restauratori
Roberta Capezio, Lorenzo Dutto, Andrea Minì, Michela Spagnolo, Valentina Tasso

Storico dell’arte
Stefania De Blasi

img scrivania ribalta
Pietro Piffetti
Scrivania a ribalta con scansie laterali, 1767
Torino, Palazzo Chiablese

Grazie a una raffinata indagine giudiziaria condotta dal Nucleo Tutela dei Carabinieri del Piemonte, la grande opera realizzata da Piffetti negli ultimi anni della sua vita è ritornata nella sede originaria dopo essere uscita illecitamente dall’Italia oltre 50 anni fa.

Il Centro ha restaurato il mobile a due corpi con scansie laterali subito dopo il ritrovamento e in vista dell’esposizione al pubblico nella mostra "Il Piffetti ritrovato e altri capolavori" della Reggia di Venaria.

Il restauro condotto è stato caratterizzato dalla rimozione selettiva dell’ultimo strato di vernice superficiale estremamente recente, lasciando integro lo stato sottostante più antico.

 

 

 

img paliotto piffetti
Pietro Piffetti
Paliotto d’altare, 1749
Torino, Chiesa di San Filippo Neri

Il monumentale Paliotto d’altare, composto da 5 parti, misura complessivamente circa 3 x 5 metri ed è interamente realizzato con un rivestimento ad intarsio in madreperla, avorio inciso e policromo, ottone dorato, tartaruga, lapislazzuli, diaspro, occhio di tigre, legno di palissandro ed ebano.

Il complesso restauro ha mirato al recupero della corretta lettura dell’opera attraverso un’attenta e misurata pulitura con metodi tradizionali e innovativi e al riposizionamento e integrazione delle parti mancanti. Erano quasi 300 le tessere d’intarsio e le gemme di madreperla cadute o mancanti e pressoché illeggibile la doratura dei filetti di ottone che tracciano i contorni dei motivi decorativi per conferire ulteriore preziosità e sfarzo. Il restauro è stato promosso e sostenuto nell’ambito di Restituzioni 2018 di Intesa Sanpaolo ed è attualmente esposto alla Reggia di Venaria.

Luigi Prinotto, Giuseppe Marocco, Giacomo Filippo De Giovanni
Coro ligneo intarsiato, 1740
Collezione privata - esposto per la prima volta alla Reggia di Venaria

La grande novità della mostra "Genio e maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento", che si è tenuta alla Reggia di Venaria nel 2018 è stato il recupero del coro ligneo firmato e datato che aveva lasciato il Piemonte e l’Italia dopo le soppressioni napoleoniche. L’opera, proveniente da una certosa piemontese, era giunto in Irlanda e dopo l’acquisto da parte di un antiquario romano era stato smontato e custodito in casse a Londra. Il coro ligneo a 28 stalli, intarsiato con figure in avorio e radica, è arrivato a Venaria suddiviso in 211 parti che sono state attentamente studiate e documentate prima delle fasi di disinfestazione, pulitura e consolidamento e del complesso rimontaggio. 

 

Puoi leggere qui il contributo del Centro nel volume edito da Allemandi