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Archivio CCR

124mc-28-AL-2017_Roma, Palazzo del Quirinale, P. Piffetti, Cassettone, inv. PR 370
Roma, Palazzo del Quirinale, P. Piffetti, Cassettone, inv. PR 370 - prima del restauro
Roma, Palazzo del Quirinale, P. Piffetti, Cassettone, inv. PR 370 - durante il restauro
Roma, Palazzo del Quirinale, P. Piffetti, Cassettone, inv. PR 370 - durante il restauro
Roma, Palazzo del Quirinale, P. Piffetti, Cassettone, inv. PR 370 - analisi UV durante il restauro
Roma, Palazzo del Quirinale, P. Piffetti, Cassettone, inv. PR 370- dopo il restauro
124mc28-AL-2017_Quirinale_Piffetti_cassettone
Scheda di restauro

124mc-28-AL-2017_Roma, Palazzo del Quirinale, P. Piffetti, Cassettone, inv. PR 370



Descrizione facilitata: 

 

Il cassettone è un mobile di legno con tre cassetti.
Pietro Piffetti ha realizzato il cassettone tra il 1740-1750 con legni diversi, avorio e bronzo.
Il cassettone è conservato presso il Palazzo del Quirinale a Roma.
Il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale ha restaurato il cassettone nel 2017.
Gli scienziati del Centro di Venaria hanno fatto analisi scientifiche per studiare come è fatto l'interno del piedistallo.
I restauratori hanno inserito il cassettone in camera anossica, una camera senza ossigeno che serve a eliminare gli insetti che si nutrono di legno.
Hanno pulito il mobile e hanno riattaccato le parti sollevate facendo pressione con bastoncini di legno di bambù.
Hanno riempito le piccole mancanze di legno e avorio con materiali simili all'originale.
Hanno aggiunto un sottile stato di colore per far riconoscere le parti aggiunte con il restauro.
Hanno ricostruito alcune parti dei piedi del mobile in basso.
Hanno colorato le mancanze di colore del legno con acquerelli.
I restauratori hanno riempito con stucco (strato di gesso e colla) le mancanze di doratura e hanno colorato le stuccature con acquerelli.
Alla fine alla verniciato il cassettone per proteggerlo dai raggi del sole e dalla polvere.

 

 

 

 

Abstract dell'intervento: 

 

Il restauro del Cassettone del Palazzo del Quirinale è stato svolto in occasione della mostra Genio e maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento (Reggia di Venaria, Sala delle Arti, 17 marzo - 15 luglio 2018). 
Gli approfondimenti scientifici hanno permesso di analizzare l'opera con la tomografia compiuterizzata. Inoltre, grazie al confronto con TAC eseguite su altre opere di ebanisteria piemontese del Settecento, è stata verificata la presenza di metodi costruttivi analoghi e di problematiche simili.

Restauro

L'opera è stata trattata con permetrina e sottoposta a trattamento antitarlo in camera anossica per 21 giorni. La fase di pulitura ha previsto l'utilizzo di soluzioni differenziate a seconda dei materiali. Le filettature e le zone più piccole, invece, sono state pulite meccanicamente a bisturi e le parti interne mediante l'utilizzo di gomme. Le due applicazioni in metallo dorato presenti sul cassetto centrale sono state rimosse e pulite per immersione. Successivamente è stato effettuato il consolidamento delle tessere che presentavano sollevamenti e distacchi grazie all'ausilio di telai schimbari con stecchi di bambù, evitando così di usare morse ed anelli, che per la loro dimensione non avrebbero permesso di lavorare in maniera contestuale e simultanea sull'intera superficie. Le integrazioni di tarsia lignea sono state realizzate con essenze analoghe alle originali, mentre quelle in avorio sono state eseguite con galatite. Per permettere la riconoscibilità dell'intervento sul retro di ogni tessare è stato applicato uno strato di bismuto. Le integrazioni dei riccioli dei piedi di appoggio sono state realizzate con la tecnica della tassellatura lignea tramite l'assemblaggio di piccoli parallelepipedi in legno, in questo modo è possibile garantire una maggiore stabilità dell'inserto alle variazioni termo-igometriche. Le applicazioni scolpite perdute, che ornavano gli spigoli inferiori del manufatto, sono state risarcite con legno di tiglio. Per alcune delle integrazioni delle tarsie è stata effettuata una reintegrazione cromatica ad acquarello, utilizzata anche per effettuare le incisioni sull’avorio. L'integrazione delle dorature è avvenuta con stuccature (caricate con bismuto per la riconoscibilità dell'intervento) e ritocco ad aquarello, per le lacune di maggiore entità, invece, è stata impiegata foglia d’oro a missione. Infine, è stata applciata una vernice protettiva addizionata di cera microcristallina.

Bibliografia

L. Morozzi, Scheda 19, in Genio e maestria. Mobili ed ebanisti alla corte sabauda tra Settecento e Ottocento (catalogo), Allemandi, Torino, 2018, pp. 224-226.