Il laboratorio dedicato ai dipinti su tela e tavola è lo spazio più grande presente all’interno del Centro, progettato per accogliere e lavorare sui grandi formati.

Si è specializzato nello studio e nel recupero conservativo di cicli pittorici su tela, nuclei collezionistici e quadrerie, come i dipinti destinati all’allestimento della Sala di Diana nella Reggia di Venaria e la quadreria dell’Oratorio della Compagnia di San Paolo.

Nel corso degli anni importante è l’esperienza maturata sulla pittura veneta di Cinque e Seicento grazie ai numerosi interventi su opere di TintorettoVeronese, Bassano, Palma il Giovane.

Negli ultimi anni è stato possibile consolidare l’esperienza su tele di grande formato: la monumentale Ultima Cena di Giulio Cesare Procaccini, della Basilica della SS. Annunziata del Vastato di Genova, ha previsto un articolato e complesso intervento durato quasi 3 anni.

Non meno significativa è l’attività su polittici e dipinti su tavola che ha consentito al laboratorio di misurarsi e specializzarsi nello studio tecnico-scientifico della pittura piemontese di inizio Cinquecento, grazie all’intervento su opere di Defendente Ferrari e Gerolamo Giovenone.

Direttore dei laboratori
Michela Cardinali

Vice direttore dei laboratori
Roberta Genta

Responsabile della progettazione
Daniela Russo

Coordinatore
Bernadette Ventura

Restauratori
Alessandra Destefanis, Alessandro Gatti, Gianna Ferraris di Celle, Soledad Mamani, Valentina Parlato, Davide Puglisi

Storico dell’arte
Marianna Ferrero

Pittore centro italiano
Madonna della tenda, 1530-1540
Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda

Al momento dell’inaugurazione della Reale Galleria nel 1832, la Madonna della Tenda era considerata la più importante opera del museo, unico capolavoro di Raffaello presente a Torino.
Verso la fine dell’Ottocento i conoscitori modificarono progressivamente l’attribuzione da Raffaello ad opera della cerchia raffaellesca, fattore che determinò anche la sua conservazione al riparo da restauri più frequenti consegnando a noi un dipinto con un restauro ottocentesco pressoché intatto. Questo è stato il punto di partenza dell’intervento odierno che ha voluto mantenere traccia della straordinaria storia del dipinto.

La complessità del caso di studio derivava dall’esigenza di comprendere quanti interventi di restauro si erano stratificati sull’opera e in quale misura avessero compromesso la superficie pittorica originale della tavola.

I restauri e le manutenzioni eseguite in antico avevano appesantito i colori, oscurato i toni e confuso i contorni del dipinto, che doveva presentarsi come un “non finito”. I diversi interventi precedenti sono stati individuati e distinti grazie all’incrocio di dati scientifici e fonti storiche, che attestavano un illustre restauro datato 1827 ad opera di Giuseppe Molteni, il pittore - restauratore più accreditato della Milano romantica.
Le riflettografie ad infrarossi hanno consentito di studiare il dettagliato disegno sottostante la pellicola pittorica e di metterlo in relazione con quello della tavola di medesimo soggetto, ritenuta versione originale di Raffaello, conservata all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, istituto con il quale il Centro ha potuto dialogare e confrontarsi.

 

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Jacopo Negretti (detto Palma il Giovane)
La Battaglia di Lepanto, post 1571
Verbania (VB), Villa San Remigio

Le ampie dimensioni (675x335x15 cm) dell’opera facente parte delle collezioni d’arte di Villa San Remigio (Verbania) hanno comportato una opportuna e congeniale gestione degli spazi del Laboratorio di Tele e Tavole.  Il dipinto su tela di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane (Venezia 1544-1628) raffigurante la Battaglia di Lepanto, della seconda metà del XVI secolo, è divenuto infatti una sfida interessante sia a livello conoscitivo sia di restauro. L’opera è giunta a noi ridimensionata notevolmente in altezza e fortemente compromessa a livello di superficie pittorica.

Le diverse fasi di intervento, che si stanno concludendo, hanno riguardato non solo la pulitura di tutta la superficie con conseguente consolidamento, ma anche un nuovo tensionamento, la fornitura di una più appropriata struttura di sostegno a cui si è sommata una capillare integrazione cromatica che ha restituito tutte le caratteristiche e le molteplici varietà, accreditando il pittore veneziano come un vero e proprio “maestro del colore”.

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Giulio Cesare Procaccini
Ultima Cena, 1618
Genova, Chiesa della SS. Annunziata del Vastato

Le grandi dimensioni dell’opera, circa 40 metri quadri di superficie pittorica, e la complessità del suo restauro sono stati un’occasione straordinaria di lavoro per il laboratorio di tele: oltre ai 9 restauratori del Centro, l’intervento ha coinvolto 4 ex allievi del Corso di Laurea. L’opera infatti è stata preliminarmente studiata e il restauro avviato con 2 tesi di laurea che hanno affrontato principalmente i problemi legati al supporto e alla metodologia di pulitura.

Il dipinto era stato rimosso d’urgenza dalla controfacciata della chiesa genovese perché si era verificato un pericoloso distacco della tela di foderatura: è arrivato al Centro nel 2014 e ha lasciato i laboratori a fine 2017 per essere esposto alla mostra delle Galleria d’Italia di Milano “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri”.

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Bernardino de Conti
Due scomparti laterali di trittico dipinti fronte e retro, 1517-1520
Biella, Collezione Alberti La Marmora

Il restauro delle due tavole raffiguranti Sebastiano Ferrero e i suoi figli è stato avviato in sede di tesi di laurea e completato per la mostra sul Rinascimento a Biella (Biella: Museo del territorio, Palazzo Ferrero e Palazzo La Marmora).

Le due opere, ante laterali mobili, dovevano originariamente essere abbinate a una tavola centrale identificata nella copia fedele della Vergine delle rocce di Leonardo, nella versione conservata a Londra, oggi al Museo del Territorio Biellese.  L’intervento è stato supportato da un’approfondita campagna diagnostica conoscitiva.

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Defendente Ferrari e Gerolamo Giovenone
Polittici, primo quarto del XVI secolo
Avigliana (To), Chiesa dei Santi Giovanni Battista e Pietro

Nell'ambito del progetto di studio e restauro di dipinti su tavola del Rinascimento piemontese, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, il Centro ha avuto l’opportunità di intervenire su due polittici e una portella dipinta fronte e retro di Defendente Ferrari e Gerolamo Giovenone conservati nella chiesa dei Santi Giovanni Battista e Pietro di Avigliana, che sono stati esposti dopo il restauro in una mostra al Museo Diocesano di Torino nel 2017. 
Successivamente i lavori il progetto si è concentrato sulla Madonna con il Bambino tra due santi martiri, tavola giovanile dello stesso Defendente proveniente dalla Collegiata di Carmagnola ma dalla metà degli anni del secolo scorso conservata nei depositi di Palazzo Madama a Torino, in corso di restauro.

 

Qui la brochure della mostra